
Il Gruppo Storico e Sbandieratori Città di Castiglion Fiorentino a Bucarest, Romania
31 Maggio - 3 Giugno 2011
Occhi di bambini
Il Gruppo Storico ha partecipato a Bucarest ad alcuni eventi legati alla Festa della Repubblica, il 2 Giugno, nell'anno dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Siamo stati al ricevimento in Ambasciata, ad un noto museo - parco della capitale rumena, all'inaugurazione di una grande esposizione di prodotti Italiani. Ma siamo anche stati dai ragazzi delle scuole e del centro Murialdo di Popeşti-Leordeni, nella periferia di Bucarest, ed è forse proprio questo il momento che più ha toccato i componenti del nostro Gruppo...
Occhi pieni di attenzione. Puntati sulle bandiere. Occhi che girano ora a destra ora a sinistra. Ora in alto ora in basso. Magnetizzati. Occhi catturati da un caleidoscopio bianco rosso. Attratti da quegli oggetti con il manico e la tela che colorano il grigio cielo di Bucarest in questa prima estate 2011. Grigio come il mondo che vedono. Grigio come le loro prospettive future.
Occhi ammaliati. Catturati. Estasiati. Occhi pieni di entusiasmo. Occhi che ti entrano dritti al cuore dalla porta principale. Occhi che si stamperanno indelebili nelle pareti dei nostri ricordi di questa uscita.
Occhi di bambini. Pieni di speranze. Pieni di emozioni. Pieni di stupore. Occhi piccoli come la loro età. Occhi che conserveranno per sempre questi momenti. Occhi che racconteranno questa storia ad altri occhi di bambini. Oggi, domani, fra un mese, fra un anno, fra dieci, trenta, cinquanta… e chissà.
Altri occhi di bambini, nipoti di quelli di oggi, immagineranno dallo sguardo del nonno questa giornata. E saranno ancora colori. E suoni. E spettacolo.
E’ difficile per noi immaginare che una esibizione possa scatenare un simile turbamento. Noi che di spettacoli ne facciamo a decine ogni anno. Noi che partecipiamo ai nostri spettacoli con occhi pieni di esperienza e di professionalità, con occhi che non tradiscono emozioni, con lo sguardo di chi “vede” già quello che sta per accadere e non quello che “accade”. Proiettati sull’imminente futuro del lancio successivo a quello che stiamo facendo, della posizione da assumere alla ripresa della bandiera o della coreografia che attueremo fra dieci secondi esatti. Dello squillo di chiarina da incastrare nel lancio della bandiera o della ritmica del tamburo da variare di lì a pochi istanti.
E’ il gioco delle parti. Non potrebbe essere altrimenti.
Ma questa volta è stata molto più dura del solito. Non sono riuscito a togliere lo sguardo dal “presente” di quegli occhi di bambini di una scuola di Bucarest alla quale abbiamo regalato un nostro spettacolo. Un occasione. Una proposta. Perché no. Il tempo a disposizione lo avevamo. E l’abbiamo fatto.
Bucarest è una città piena di contraddizioni. Nell’est dell’Europa capita spesso. Ma Bucarest in questo è un passo avanti a tutti.
Un paese dove il segno di un passato regime autoritario è forse ancora più presente di ieri. Una città che ha una voglia incredibile di competere con le altre città europee ma non ne ha i mezzi. Una città dove lo stipendio medio è un quinto di quello che si riceve in Italia. Una città che avrebbe bisogno di tante infrastrutture che hanno le altre città europee ma deve fare i conti con un reddito pro capite molto ridotto che si riflette, di conseguenza, su scarsi investimenti che invece sarebbero necessari per la “modernità”. Una sorta di “vorrei ma non posso” che si riflette sulla viabilità, sulle case, sugli ospedali, sulle scuole. E su quegli occhi di bambini.
Occhi che punteranno ad un futuro sicuramente migliore. Occhi che porteranno un ricordo che forse, per alcuni, diventerà di nuovo realtà qui da noi fra qualche anno se la comunità rumena presente in Italia continuerà ad essere alimentata con nuovi arrivi. Fra questi chissà, magari potranno esserci alcuni di quegli occhi che qualche giorno fa ci hanno regalato così tante emozioni.
Grazie Bucarest.
Grazie della tua ospitalità così sincera e spontanea.
E grazie anche a Marco. Che ci ha ospitato facendoci sentire “a casa”. Che ci ha dato la percezione di avere davvero un “fratello” maggiore che ci ha guidato e assistito. Di averci aiutato a capire anche le nostre contraddizioni oltre a quelle di Bucarest.
Ma soprattutto grazie di averci riaperto i nostri occhi di bambini.
Non avremmo mai immaginato che fra tutti gli spettacoli fatti in questa uscita rumena (di fronte a ministri, ambasciatori, consoli, imprenditori ed altri personaggi ai vertici dell’economia e della finanza) quello che più ci ha colpito al cuore sarebbe stato di fronte a dei “semplici” bambini.
Grazie per averci permesso di colorare quegli occhi anche se solo per pochi minuti.
Ricordiamoci di questi attimi quando la nostra realtà quotidiana ci anestetizzerà dal vivere ancora emozioni così pure e sincere.
Johnny Chimenti
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